L’Indice Insulinico: la svolta

L’Indice INSULINICO di un alimento si riferisce al suo effetto sui livelli ematici di insulina pancreatica, dove lo stimolo è direttamente proporzionale alla quantità di alimento assunto.

L’indice GLICEMICO di un alimento si riferisce al suo effetto sui livelli ematici di glucosio.

Quindi generalizzando possiamo dire che solo un cibo che contiene carboidrati ha indice glicemico. Invece l’indice insulinico è un concetto diverso, infatti oltre agli zuccheri anche cibi come carne, pesce, uova e latticini “ora” hanno il loro indice insulinico non correlato al loro indice glicemico (in questo caso troppo basso per essere definito).

QUESTO PERCHE’ ?

Non dimentichiamoci che l’INSULINA è uno degli ormoni ANABOLICI (costruttivi) del nostro organismo, è la chiave che apre i cancelli cellulari e fa entrare il nutrimento, e anche gli amminoacidi e gli acidi grassi sono nutrimento per le nostre cellule. Quindi anche cibi che contengono pochissimi o zero carboidrati possono  stimolare la secrezione di insulina. Fra gli amminoacidi riconosciuti come insulinemici o anabolici compaiono la Leucina, la Valina, la Lisina, l’Arginina; ma più che l’azione dei singoli, è importante l’azione del pool amminoacidico di una proteina.

DI SOLITO UN ALIMENTO AD ALTO INDICE GLICEMICO PRESENTA ANCHE UN ALTO INDICE INSULINICO,MA NON E’ VERO IL CONTRARIO. Ossia cibi a bassissimo indice glicemico spesso presentano un alto indice insulinico.

Facciamo un esempio: banane e arance hanno rispettivamente un IG di 79 e 39 mentre l’insulina è a sua volta di 81(banane) e 60 (arance), quindi mentre è confermata la maglia nera per le banane si ha una sorpresa con le arance che escono penalizzate se analizzate con quest’ultimo parametro.

Gli alimenti ricchi di proteine animali hanno risposta insulinica molto più alta di quella glicemica, e’ questo il caso della carne, o dei latticini per esempio, cioè sono in grado di far produrre al pancreas molta insulina pur non contenendo quasi carboidrati e, di conseguenza, avendo un apporto quasi nullo di glucosio!

Inoltre alto indice insulinico è presentato anche dai prodotti da forno e di pasticceria, infatti sia i crackers sia i croissant sono prodotti da forno molto ricchi di grassi, e come si vede anche questo fattore influisce sulla loro risposta insulinica, che è 3-5 volte maggiore di quella glicemica (a sua volta non trascurabile in questo caso).
Gli alimenti a base di cereali integrali, in generale, hanno risposta insulinica bassa e indice glicemico basso, e sono dunque da preferire nelle diete in presenza di patologie dismetaboliche come per esempio il diabete. Anche la frutta, con una media del rapporto insulina/glucosio di 124±10, si conferma come alimento da scegliere anche nelle diete per il diabete: alcuni frutti hanno alto indice glicemico ma pochi carboidrati, e presentano in generale una risposta insulinica del tutto adeguata al carico glicemico.

Aggiungo anche che cibi ad alto contenuto proteico non stimolano solo l’insulina, ma hanno anche un’azone a favore del GH e potenzialmente anche del Glucagone, quindi a favore di ormoni che contrastano la lipogenesi, favorita invece dall’insulina. Fin qui tutto normale, il problema si crea quando c’è una SECREZIONE INSULINICA IN ECCESSO E PROTRATTA NEL TEMPO, o quando si assume una quantità eccessiva di carboidrati attivando l’accumulo di grasso corporeo (lipogenesi) e/o la conseguente resistenza insulinica.

Un cibo a basso indice glicemico e a medio indice insulinico come la carne, infatti, contribuisce a diminuire i livelli di glucosio nel sangue e può rivestire una notevole utilità nella gestione del regime alimentare e nella prevenzione di importanti patologie quali il diabete mellito di tipo II e l’iperlipidemia.

Le conclusioni dello studio capostipite sull’indice insulinico http://www.nutrientdataconf.org/PastConf/NDBC35/4-2_Sampson.pdf sono estremamente interessanti e dovrebbero far riflettere seriamente tutti i sostenitori di quei regimi alimentari che si basano SOLO sull’indice glicemico degli alimenti come per esempio il metodo Montignac e la Zona di Sears (basta scegliere cibi a basso indice glicemico e si evita di scatenare il meccanismo insulinico…). Pensiamo per esempio a quest’ultimo regime alimentare; il cavallo di battaglia di Sears è la demonizzazione dell’insulina perché tra le sue funzioni ci sono quelle di trasformare il surplus di carboidrati in grasso e di bloccare il consumo dei grassi già presenti, di qui un certo spostamento verso le proteine a scapito della quota di carboidrati e sui cibi a basso indice glicemico. Peccato però che lo studio sopracitato metta tutto in discussione…

IN CONCLUSIONE NON SI PUO’ GIUDICARE UN SINGOLO ALIMENTO SOLO DAL SUO INDICE GLICEMICO, MA SAREBBE MEGLIO VALUTARNE IL CARICO GLICEMICO E ANCOR DI PIU’ SAREBBE MEGLIO DEFINIRE IL SUO INDICE INSULINICO IN RELAZIONE AGLI ALTRI ALIMENTI ASSUNTI NELLO STESSO PASTO E NEL CORSO DELLA GIORNATA.

Gennaio 28, 2016

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